2008
commedia grottesca in atto unico
di Gloria Deandrea
spettacolo della rassegna 'Teatro in Museo'

 

 

Sinossi
La vicenda si svolge in una scena unica, modellata a seconda delle necessità: l'interno del museo e la zona antistante il museo medesimo.
I personaggi, appartenenti a distinti tempi storici, si differenziano in modo netto in due categorie principali: i personaggi reali, che svolgono la loro azione nella contemporaneità, e i personaggi storici, mai visibili, rappresentati in un primo momento dalle proprie ombre narranti, e fatti rivivere successivamente dai personaggi reali stessi.
I personaggi reali, incuriositi dai racconti del custode del museo, decidono di visitarlo. All'interno del museo, disposti su sagome nere, si trovano tre oggetti che simboleggiano palesemente ogni personaggio storico in questione, e, dietro a questi, le loro tre ombre che, in un primo momento giocheranno con i malcapitati al punto da provocarne paure e reazioni eccessive, in seguito racconteranno le vite complesse e intense dei loro personaggi storici. I racconti di questi valorosi personaggi e delle loro società (culturale per Federico II, di fede per la Papessa Giovanna, commerciale per Vasco da Gama), coinvolgeranno i personaggi reali al punto da immedesimarsi in queste valide figure, proponendo allo spettatore svariate riflessioni sulla contemporaneità e la sua società consumista.
Nel loro percorso, a differenza degli altri personaggi in scena, i personaggi reali mostrano un'evoluzione drammaturgica doppia, dettata in un primo momento dalla presa di coscienza e negazione della propria esistenza nelle vesti di personaggio contemporaneo,  successivamente imposta dall'assimilazione del personaggio storico, morto, e riportato alla vita, fisicamente, grazie allo sdoppiamento di personalità provocata dai notevoli interventi di elementi astratti, quali le tre ombre.

 

    

    

    

    

 

Personaggi
Ruolo, in ordine di apparizione

Custode del museo
Diego pizzarrone
Nina Salva pizzarrona
Aurelio pizzarrone 
Ombra F ombra di Federico II
Ombra P ombra della Papessa Giovanna
Ombra V ombra di Vasco da Gama 
Figuranti disposti tra il pubblico

Trasformazione
Diego Federico II 
Nina Salva Papessa Giovanna
Aurelio Vasco da Gama

 


Descrizione scena
L'azione si svolge davanti e dentro al Museo della Storia in cui sono esposte tre tele dipinte, che simboleggiano gli aspetti storici dei personaggi: Federico II, Papessa Giovanna e Vasco da Gama. Saranno presenti in scena alcune maschere di espressività visiva, riferite ai personaggi storici sopra citati, e tre sagome nere disposte lungo una fascia laterale del palcoscenico, posizionate sotto ai riferimenti dei personaggi storici di appartenenza. Su tali sagome si trovano disposte tre corone differenti, metafora delle tre posizioni sociali dei personaggi storici. Dietro alle sagome si distribuiscono, in attesa di compiere la loro azione, i tre personaggi ombra che, relazionandosi ai personaggi reali, devono mantenere da questi ultimi un distacco fisico e visivo, per intensificare la differenza già evidente tra mondo effettivo e apparente. Anche se, in alcune scene saranno necessari brevi istanti di contatto.
La sala del museo si presenta estremamente asettica e minimale per due ragioni fondamentali: lasciare spazio d'azione agli attori e rafforzare visivamente l'importanza degli elementi museali, venerati come feticci dal custode. Tali elementi si presentano appesi ai tiri, lungo la fascia laterale del palcoscenico, e si distribuiscono all'interno di un percorso logico, studiato a seconda dell'evoluzione drammaturgica: sul proscenio, i teli e le maschere di Federico II, con sagoma e corona; a metà profondità scenica, i teli e le maschere della Papessa Giovanna, con sagoma e tiara; sul fondale, i teli e le maschere di Vasco da Gama, con sagoma ed elmo.
Sospeso lungo la fascia opposta alle tre tele, in proscenio, compare un cartello con la scritta: Museo della Storia, al di sotto del quale si distribuisce una porta.

 


Descrizione oggetti di scena
Le raffigurazioni dei tre personaggi storici, si presentano dipinte su tre tele rettangolari (lato breve parallelo al palcoscenico, lato lungo distribuito in altezza) ognuna disposta su due cantinelle fissate ai lati brevi, per mantenere la rigidità della stoffa. Tali tele, vengono appese ai tiri e srotolate durante la rappresentazione, in momenti diversi.
Le tele riguardanti il personaggio storico di riferimento, sono così composte:

  • 1 Federico II in trono, con falco
  • 2 Raffigurazione del falconiere rappresentato nelle vesti di nuotatore

immagini tratte dal libro di Federico II: 'De arte venandi cum avibus', del XIII secolo.

  • 1 Papessa Giovanna in trono, vestita col saio francescano
  • 2 Raffigurazione della papessa partoriente

immagini tratte dai tarocchi Visconti-Sforza del 1450 ca. e da un dipinto anteriore:'La Papessa Giovanna che partorisce durante una processione' da una miniatura tratta dal libro 'De casibus vironum illustrium' del 1420 ca.

  • 1 Vasco da Gama in posa, con elmo
  • 2 Raffigurazione della carta nautica con il doppiaggio del Capo di Buona Speranza

immagini tratte dal 'Breve Tratado ou Epílogo de todos os Vice Reis da India', del 1635 e dalla 'Monumenta cartographica vaticana. Planisferi, carte nautiche e affini, dal XIV al XVII secolo' stampata nel 1944.

Inoltre, compaiono in scena distribuiti in ordine sparso, due parallelepipedi neri su cui siedono i pizzarroni per ascoltare le vicende dei personaggi storici.
Si trovano appese, fin dalla prima scena, anche delle maschere che raffigurano i diversi volti di ogni personaggio storico. Le maschere a disposizione sono trenta, di cui dieci costruzioni facciali differenti per ognuno.
NB Si possono dipingere sulle maschere alcuni elementi significativi, che identificano con efficacia i personaggi storici di riferimento. (es. uccelli per Federico II, maschere africane e indiane per Vasco da Gama, simboli religiosi per la Papessa Giovanna).

 


Scena 1
Davanti al museo

Il custode del Museo della Storia, già in scena, aspetta la sistemazione del pubblico, rimanendo immobile fino all'inizio della rappresentazione. Dopo qualche istante di attesa, si abbassano le luci in sala e viene illuminato esclusivamente in suo corpo. Tale azione si svolge in una zona laterale del proscenio.
NB Il personaggio del custode può appartenere indifferentemente al sesso maschile o femminile. Per tale ragione, nell'ultimo periodo del Trionfo delle Muse, vengono riportate sia la preposizione articolata maschile dal, che, tra parentesi, quella femminile dalla.

Custode (presenta il Museo della Storia agli spettatori, relazionando la posizione statica del corpo con gesti flemmatici degli arti, a una narrazione priva di pause lunghe).

Trionfo delle Muse

Ognuno, gli occhi del corpo e della mente
porga a quel che appare nella mostra
scorgerà così espressamente
il vizio che regna all'età nostra
vedrà quanta poca gente
la verità comprenda in questa vita
e del suo bel color vada vestita.

Gli orecchi della scienza e della fede
intenderanno quanto e quale prezzo 
le arti hanno subìto in questa sede
e qual è il solo e unico mezzo:
il sapere, che permetta a un degno erede
di ascoltare i fatti della storia
affinché ne apprenda e lasci giusta memoria.

Chi di voi si abbandona all'intuizione
può fiutare quando dai cieli siamo andate
a distribuire in terra la ragione
noi fummo, e non siam più, anime beate
poesia e musica come costruzione
di conoscenza, quel raro strumento
che compone la forza delle genti in ogni momento.

Il gusto e la voglia, il piacere d'amore
da noi è generato
la gioia, il pianto, il sorriso e il dolore
veston le arti che nessuno ha castrato    
le passioni sentite lascian spazio al fervore
che resiste e perdura
e che ognuno, in se stesso, misura.

Chiunque viene e le sue mani porge
sfiorare può il nostro manto
accarezzare il mito, che risorge
e cantar vuole anche chi non sa il canto
così rare volte il vero dal falso scorge
sorvegliato dal (dalla) custode vestale
che sempre protegge l'immortale.

 

Il trionfo è una forma specifica di scrittura, il più delle volte non soggetta a versificazione, di matrice carnascialesca. Si sviluppa in epoca medioevale, all'interno di un periodo dell'anno specifico, quello del carnevale, con lo scopo di raccontare vicende realmente accadute, integrate a figure allegoriche, proponendo al narratore la formulazione di una critica cruda, alle volte grottesca, della società del tempo. Nel medioevo, i trionfi venivano solitamente composti in volgare da popolani, conoscitori della trasposizione da lingua parlata a lingua scritta. Nonostante esistano documenti storici che riportano esempi di trionfi dotti, quindi sottoposti alle regole di versificazione, e composti da letterati illustri, uno per tutti Niccolò Machiavelli (che però si può considerare un uomo del rinascimento fiorentino), i trionfi in genere presentano una struttura compositiva libera.

 


Scena 2
Davanti al museo

Illuminazione del proscenio. Entrano tre pizzarroni. Il custode li invita a visitare il museo elencandone le proprietà, ma questi, dubbiosi, se ne vanno.
NB I tre pizzarroni si rivolgono al custode dandogli sempre del lei, ovviamente con il loro linguaggio fantasioso.
NB Pizzarrone è una parola gergale di origine pugliese, deriva dal termine pizza, sinonimo fantasioso di pene. Nell'elaborazione di tale parola, si concentrano più significati, comuni a distinte zone territoriali del sud Italia. Nel caso specifico di Skia, il termine denota un'identità specifica dei personaggi: pizza, pizzarrone, cazzo, cazzone, stupido, incolto, rozzo.

Pizzarroni (entrano facendo un'inutile chiasso, senza accorgersi della presenza del custode) Ah, ah! No è vero. No ci credo. Ah, ah! Ma, dai! Sì, invece. Ti dico di sì. (ripetuti più volte, con sovrapposizioni verbali)
Custode (li osserva divertito)
Diego Era lì. Proprio lì, davanti a me. Qui dietro, in via delle Muse. Uno di quei animali… quei, come che è che si chiama… esotici, dai. Animali esotici.
Nina Salva Ah, sì. Quei bei, grandi.
Aurelio (cenni di consenso) Quei che no si vede in giro.
Nina Salva Quei.
Diego Sì, quei bei, grandi, grossi e… grandi. Coi denti tanto grandi.
Nina Salva (dando una pacca sulle spalle a uno dei suoi compagni) Bei grandi.
Aurelio E cattivi. Ma propri tanto cattivi.
Diego Sì, cattivi e poi… forti.
Nina Salva Eh sì, eh. Proprio forti.
Diego E co… co le… quei grandi… come che è che si chiama, le… le…
Aurelio …le, sì dai. Quei co le orechie… grandi.
Nina Salva Sì, ma… bei grandi. (indicando Diego) Ah, ah! Come le tue.
Diego (si tocca le orecchie) Sì, ecco. Ecco. Mi viene. (porta le mani alle tempie, dimostrando visivamente l'impegno nel ricordare) Quei, quei… come che è che si chiama?! (sbatte le mani con un colpo solo) Ònagro. Quei che si chiama: ònagro.
Aurelio Ònagro?! (guardando Nina Salva con perplessità) Ma va! No è vero.
Nina Salva No, no. No è ònagro. È diverso. Si chiama ògrano. (gesti indicanti la separazione delle sillabe) Ò-grano. Perché è quei bestie che sta in campagna.
Aurelio Sì, l'ògrano. Quei animali de antichità.
Diego Sì, però quei de antichità… antica.
Nina Salva Ma tanto antica. Così antica che no ce né più uno in giro.
Diego No che sì, che uno che c'è in giro. Ce l'avevo qui davanti agli ochi. E mi guardava. (al pubblico) L'onagro.
Aurelio Ma no. Abiamo detto: ongàro.
Nina Salva Sì, dai! L'orgàno.
Diego Ònagro, ògrano, o, o, o… è sempre la stessa bestia. E io che l'ho vista.
Nina Salva e Aurelio (in coro, con sovrapposizioni verbali, guardando Diego con ammirazione) Noooo! Ma no! Ma dici davero? Ma dai!
Custode (divertito; negando col capo) Non è possibile.
Pizzarroni (si avvicinano tra loro, guardando perplessi il custode)
Custode Scusate se mi permetto di intervenire. Ma non posso farne a meno.
Nina Salva (scorporandosi dal gruppo, con posa offensiva verso il custode) Perché no?
Aurelio (minaccioso al custode) Sì, perché no?
Diego Fer. Fer. Fermi. (ricomponendo gli amici in gruppo) Sentiamo cosa che è che deve dire.
Custode (a Diego) Grazie. Intervengo per avvisarvi di un fatto preciso: l'ònagro non esiste.
Pizzarroni (sobbalzo; al pubblico) Cosa? No! Cosa? No è vero. No ci credo. No che no! Che cosa? (ripetuti più volte, con sovrapposizioni verbali)
Custode Almeno nella vostra descrizione, parecchio fantastica.
Aurelio Beh! Se è quei fantastica lì, alora va bene.
Nina Salva (agli amici) Eh, sì eh! Avete sentito? Ha detto f-a-n-t-a-s-t-i-c-a. (avvicinandosi al custode) Che persona competente che è!
Custode (imbarazzato) Ma, no. Mi avete frainteso, io intendevo dire che…
Diego …che è che cosa? Che è che fantastico vedere l'ònagro. (spinge Nina Salva vicino all'amico, e abbraccia il custode) E anche che è che fantastico conoscere tanta gente che conosce e distingue, con differenza… un ònagro da un ògrano, per esempio.
Custode (sguardi di perplessità al pubblico)
Nina Salva e Aurelio (consenso; applausi di approvazione) Clap. Clap. Clap.
Custode Ma no. Sto cercando di dire che l'ònagro…
Diego …intanto abiamo deciso che sì che si chiama onagro, e no orgàno, ongàro, ògrano, ecc. ecc. (lascia il custode, avvicinandosi al gruppo)
Nina Salva e Aurelio (in coro, con sovrapposizioni verbali) Giusto.
Custode In realtà non è una decisione da prendere. Le altre parole che usate sono un'invenzione. L'ònagro si chiama ònagro. Punto. È un asino selvatico, e non si trova in campagna, ma nella steppa della Persia e dell'Afghanistan, perciò è decisamente improbabile che l'abbiate visto qui dietro, in via delle Muse.
Pizzarroni (si guardano confusi, compiendo gesti di perplessità tra loro)
Nina Salva (al custode, con ammirazione) Un asino selvatico. Lei, quante cose che è che sai.
Aurelio Ma no l'abiamo visto. (indicando Diego) Solo lui l'ha visto.
Diego (con convinzione) Sì, proprio qui dietro. Un bel asino selvatico.
Aurelio (sbeffeggiando Diego) Un asino selvatico grande come te. Ah, ah!
Nina Salva (sbeffeggiando Diego) E come le tue orechie. Ah, ah!
Diego (offeso) No. Io no che no ho le orechie grandi come quei dei asini. Ho detto che c'era un ònagro… grande. Che come che si è messo a correre, e correre, e correre così forte che sembrava che volava via. E tutta la gente scapava. E nesuno è riuscito a prenderlo. (pausa; al pubblico) L'ònagro.
Nina Salva L'ònagro? (indicando il custode) Ma se il signore qui, che sa tante cose, dice che no che no che no c'è.
Aurelio Tu raconti storie. E poi l'ònagro, che è un asino, no vola.
Diego No che no che no vola, ma sembra che vola. E poi perché devi sentire uno che no sai chi è che è. (indicando il custode) Il signore qui, raconta lui, storie.
Pizzarroni (aspettano con curiosità la reazione del custode)
Custode Non racconto storie, come dite voi. Sono, più banalmente, il custode delle storie esposte qui, nel Museo della Storia. (indica la scritta sopra di lui)
Pizzarroni (in coro con sovrapposizioni verbali) Museo della Storia?
Diego E cosa è che è un Museo della Storia?
Custode Non sapete cos'è un Museo della Storia?
Pizzarroni (gesti di negazione col capo)
Custode Ma sapete cos'è un museo.
Pizzarroni (gesti d'indecisione e poi di asserzione col capo)
Custode Ecco. Il Museo della Storia è il luogo dove vengono esposti e conservati oggetti vari, soprattutto antichi, appartenenti a personaggi storici di rilievo. Personaggi significativi per la storia della nostra nazione, o del mondo intero.
Nina Salva e Aurelio (in coro con sovrapposizioni verbali) Oh! Caspita!? Ahaaa! Sì, sì. Adeso ho capito.
Aurelio C'è dei uomini importanti qui.
Nina Salva E che importante è questo museo.
Diego E, e, e… c'è anche dei ogetti che ricorda l'animale antico de… l'ònagro?
Nina Salva e Aurelio (gesti di dissenso dei due amici)
Custode No. Quello non c'è, perché è un museo che propone una raccolta di oggetti di personaggi storici, non di animali storici.
Nina Salva e Aurelio Ah, ah, ah!
Diego (offeso, ai due amici) Silensio! (Nina Salva e Aurelio smettono immediatamente di ridere; al custode) E lei, signore, lei che dici tante bei parole, perché stai qui davanti… invece di lavorare?
Nina Salva E ma, no puoi parlare così a un signore che sa tanto.
Aurelio E così istruito.
Nina Salva Sì, e che sa tanto.
Diego Se è che è che sa tanto, perché no va a lavorare?!
Custode (ai due amici) In parte ha ragione. Conosco nel dettaglio tutta l'esposizione del museo, e il mio lavoro di custode di questo patrimonio collettivo è di fatto inutile, siccome nessuno viene a visitarlo.
Pizzarroni E ma che vergogna! Che cosa triste! Ma no che no è possibile! (ripetuti più volte, con sovrapposizioni verbali)
Custode Anzi, dovrò ridurre l'apertura ai giorni festivi e chiudere ai feriali per: (alterazione vocale) "…Assenza di visite e ingiustificata dispersione energetica.", così ha scritto la Sovrintendenza dei Beni Culturali della città, nella lettera che mi ha mandato.
Pizzarroni (indignati) E ma che gente che no capisce il valore! Che stupidi! E anche che ignoranti che è. (ripetuti più volte, con sovrapposizioni verbali)
Custode Già. (li osserva qualche secondo, poi, entusiasta) Ma voi, volete visitarlo?
Pizzarroni Noi? (guardandosi a vicenda, senza prendere decisioni) Ma? Boh? Forse che sì. Forse che no. Forse. Boh! (ripetuti più volte, con sovrapposizioni verbali)
Custode È un'esposizione di estrema rarità. Impedibile.
Diego Ma, sì, no. (Nina Salva fa cenno di sì e Aurelio di no) Va bèh, dai. Faciamo così. Adeso andiamo a cercare l'ònagro, poi, un giorno veniamo a vedere tutti i bei raffigurasioni del museo. Eh?! (dà una pacca al custode, portando fuori scena i suoi amici)
Pizzarroni (escono, salutando il custode) Torniamo di sicuro. Ci vediamo presto. Ciao signor custode del Museo di una Storia.
Custode (li saluta con la mano) Della storia. (a bassa voce) Museo della Storia.

 

To be continued…

 


Documentazione fotografica delle prove
di Marco Ferracuti

 

    

    

    

    

 

APPENDICE
Note

I personaggi raggiungono un numero max di sette attori, tre di questi, precisamente, i pizzarroni, compiono una trasformazione fisica davanti agli spettatori, alterando così la loro figura, per favorire la copia dei personaggi storici citati. Le ombre sono presenti in scena per tutta la durata della rappresentazione, visibili al pubblico, o nascoste dietro alle sagome. Ad eccezione delle scene precedenti, l'ultima, si differenzia per la presenza sul palcoscenico di alcune comparse, disposte precedentemente in platea, in ordine sparso.
Il ritmo di recitazione varia a seconda dei personaggi, ed è soprattutto dettato dalla pronuncia delle frasi scritte. Infatti, i pizzarroni parlano confusamente, con un ritmo imposto dalla cadenza dialettale stabilita. Le ombre hanno un ritmo rapido, seppur incisivo e ben scandito, dettato dalla sicurezza verbale e dalla proprietà di linguaggio che a loro appartiene. Il custode assume un ritmo flemmatico, tipico della rassegnazione, che si rinvigorisce verso la fine della vicenda. 
All'interno della commedia compaiono due categorie distinte: i personaggi reali, ossia i pizzarroni, e i personaggi storici, innalzati dalle loro astratte ombre. Il custode del museo rappresenta la figura di mezzo, estranea agli eventi, delle distinte società: culturale per Federico II, di fede per la Papessa Giovanna, commerciale per Vasco da Gama, e consumistica per i pizzarroni. I personaggi reali devono presentarsi fisicamente abbondanti o comunque robusti, per evidenziare al meglio la società del consumo di cui fanno parte, e rafforzare la differenza visiva tra loro stessi e le sottili ombre dei personaggi storici, i quali hanno basato la loro fisicità sulla resistenza, come richiede normalmente il fisico umano, invece che sull'eccesso. I pizzarroni parlano con notevoli inflessioni dialettali, per rafforzare la differenza verbale tra personaggi colti e incolti. Le cadenze che si prestano meglio a tale scopo, non solo per la sonorità marcata, ma anche per la costruzione delle parole sgrammaticate che compongono la frase, sono quella veneta e quella emiliana.
Le scene in cui si svolge l'azione sono due: la zona esterna al Museo della Storia, il proscenio, e la zona interna, il palcoscenico.
NB Particolare importanza viene data ai trionfi, di matrice carnascialesca, riportati in alcune parti della commedia, ed estremamente efficaci per la loro sonorità. Tali trionfi, slegati dalla narrazione, rappresentano comunque la sintesi del racconto.

 


Interpreti
Ruolo in ordine di apparizione

Custode Laura Longinotti
Diego - Federico II Igor Marchetti
Nina Salva - Papessa Giovanna Veronica Dominioni
Aurelio - Vasco da Gama Luigi Guerrieri
Ombra Federico Luisa Belviso
Ombra Papessa Diana Dal Prà
Ombra Vasco Silvia Costantini


Testo e messa in scena
Gloria Deandrea

Aiuto
Laura Longinotti

Scena e accessori
Claudia Corò e Matteo Torcinovich

Costumi e trucco
Giorgia Franzoi

 


Documentazione fotografica della rappresentazione
incluse le immagini di presentazione
di Marco Deandrea, Adriano Farella, Marco Ferracuti