2006
commedia grottesca in atto unico
di Gloria Deandrea

 

 

Sinossi
La vicenda si svolge all'interno di due stanze chiave: la stanza vuota, ossia la stanza priva di ricordi, di memoria, un luogo asettico che non lascia spazio all'immaginazione; e la stanza delle cornici, anch'esse vuote, di dimensioni variabili, comunque appese all'interno del campo d'azione, in modo da definire concretamente l'identità spaziale.
Le due stanze vengono affittate dalla madre che porta l'intera famiglia lì, per festeggiare il compleanno della figlia minore. Gli appartenenti a tale famiglia rivestono il ruolo di persone vuote, almeno quanto le cornici; alcuni di loro sono estremamente formali e chiusi in un'apparenza di fondo che sfocia in ipocrisia e invidie difficili da controllare, esasperate al punto da non riuscire a contenere le insicurezze, fragilità o pazzie reciproche, che alterano i comportamenti propri e altrui. Alterazioni così esponenziali da provocare l'estremizzazione di ogni comportamento, riversandosi, in modo definitivo, in deliri di violenza domestica.
Tra le figure chiave riveste un ruolo di fondamentale importanza lo spettro di San Giorgio, accompagnato dalla sua ombra, contribuendo alla radicalizzazione della follia generale. Altro personaggio di rilievo è il clown, cantore, mimo e musicista, che ricopre il ruolo di osservatore distaccato e mascherato, anche se in realtà rappresenta una delle figure più sincere della vicenda.

 

    

    

    

    

 

Personaggi
Ruolo in ordine di apparizione
Ruolo doppio
 
Mirna madre
Vera figlia minore
Franca nonna, madre di Mirna
Luciano padre
Ramona figlia maggiore
DD clown (nome completo: Duilio Dragone)
Ombra ombra di San Giorgio

Lindo
 zio, fratello di Luciano
Ragazzino garzone della pasticceria

Giorgio spettro di San Giorgio

 


Scena 1
Nella stanza vuota

Entrano nella stanza vuota, affittata per la festa di compleanno della figlia minore: i genitori, la figlia minore e la nonna; la figlia maggiore entra poco dopo.
NB Ad ogni battuta, la nonna sembra parlare al vento; non guarda mai negli occhi gli altri personaggi, come se non li vedesse. La figlia minore strilla e salta sempre quando si trova nella stanza vuota.

Mirna Avanti, avanti. Entrate! Su, cosa fate lì sulla porta. Forza, entrate.
Vera Uahooo! Che meraviglia!
Mirna Su, su Vera, non cominciare a far chiasso.
Franca Che meraviglia dice lei. Che c'è da meravigliarsi tanto nel vedere una stanza vuota.
Luciano Suvvia, Franca. Non essere sempre così ispida. È una bellissima stanza! Forse un po' minimalista, essenziale, austera; senza finestre, mobili, tappeti, fotografie, quadri (pausa) immagini. Non ci sono immagini. Che bizzarro, non riesco a capire: una stanza senza ricordi. Mi sento quasi sconfortato.
Franca (ripetizione serpeggiante) "Una stanza senza ricordi". Una stanza vuota è una stanza vuota, che c'è da capire.
Luciano (offeso) Nulla. Proprio nulla!
Franca Ecco, vedi? Nulla.
Luciano Ah, ah, ah! (risata isterica) Nulla. Se fosse per te nessuno penserebbe, quindi nessuno capirebbe, nessuno esisterebbe, anzi, solo un'entità esisterebbe: il nulla.
Mirna Oooh! Ma, insomma, basta! Dovete sempre punzecchiarvi? Luciano, non hai proprio motivo di provare sconforto per una stanza priva di ricordi, comunque non sono tuoi. In ogni caso ha ragione la nonna: una stanza vuota è una stanza vuota. Punto.
Luciano Certo! Brava, brava, dalle anche ragione. E intanto dove ci sediamo?
Vera (strillando) Tutti a terra!
Mirna Non cominciare a dire sciocchezze, Vera. E smettila di saltellare per tutta la stanza. Non sei mica una rana! Prendi esempio da tua sorella. A proposito, dov'è? (la chiama) Ra-mona?
Ramona (da fuori) Arrivo. (rumori d'ingresso dei tacchi della figlia maggiore) E così questa sarebbe la stanza del rinfresco. (dispregiativo) Uhm, gra…
Luciano …non è necessario sentire anche il tuo commento sulla casa. (con sufficienza) Sei arrivata tardi, cara, sono già bastate le nostre osservazioni.
Mirna Luciano! Fa' silenzio. Anche Ramona ha il diritto di formulare un'opinione e trasmetterla a tutti. Non vorrai mica fare delle differenze tra le tue figlie?
Vera Giusto, anzi, giustissimo!
Mirna Zitta Vera! (isterica) Non interrompere tua madre mentre sta parlando. (dolce) Prendi esempio da Ramona.
Franca Sì, prendi esempio da quella mummia imbalsamata coi tacchi di tua sorella!
Luciano (arrabbiato, alla nonna) Piantala, malelingua. (delicato, alla figlia maggiore) Cosa volevi dire, cara?
Ramona (dispregiativo) Uhm, gradevole.
Mirna Solo questo, tesoro?
Ramona Sì.
Franca Vedete? Non sa parlare. Non ha un'opinione. Un baccalà! Anzi, un baccalà coi tacchi!
Luciano Falla finita, vecchia strega.
Ramona Sì, smettila nonna. (si gira verso la porta) E quella porta? Che c'è di là?
Mirna Non so. Cosa ci sarà mai di tanto speciale? I soliti oggetti che compaiono in una casa, forse un ripostiglio.
Luciano (ironico) Magari ci troviamo delle sedie.
Mirna Magari.
Luciano E magari anche un tavolo.
Vera (vivace) Magari.
Luciano Alcune lampade.
Franca Magari.
Luciano E delle immagini!
Tutti Magari!
Ramona Bèh, perché non andiamo a vedere?

 


Scena 2
Nella stanza vuota

Tutti i personaggi si dirigono verso la porta che divide la stanza vuota da quella delle cornici; la loro azione però, viene interrotta dal suono di un campanello. Gli attori restano immobili per qualche istante, dopodiché tornano verso il centro della stanza vuota; nel mentre, la nonna apre la porta d'ingresso. Entra il clown che, con gesti pacati e armonici, tenta diverse volte di intervenire nel dialogo della famiglia, riuscendoci brevemente a fine scena.

Trillo Drinnn. Drinnn. (sobbalzo degli attori; poi, pausa di qualche secondo)
Luciano Chi può essere?
Trillo Drinnn. Drinnn.
Ramona (gesto di sorpresa: solleva le spalle e spalanca le mani) Bizzarro, non abbiamo invitato nessuno.
Franca Già, perché nessuno sarebbe venuto.
Vera Un'altra festa! Evviva!
Mirna Insomma. Smettetela di dire sciocchezze. (innervosita) E qualcuno vada ad aprire quella porta. Devo sempre fare tutto io?
Franca Va bene, va bene. Vado. (tra sé, ma, facendosi sentire) Le persone sagge sono costrette a cedere di fronte agli squilibri di quegli adulti la cui crescita mentale ha avuto inizio e immediatamente fine alla pubertà.
Luciano Uhmmm! Giuro che prima o poi farà una brutta fine quella linguaccia. Gliela taglio. Sì, sì, gliela taglio. Giuro.
Mirna E finiscila di giurare a vuoto, che tanto non mantieni mai niente.
Luciano Come sarebbe a dire che non mantengo niente. Mi sembra di mantenere tutti, invece. A proposito, grazie del rispetto che mi portate, eh. Davvero, grazie; sono commosso.
Tutti Uhmmm!
Franca Guardate cos'è arrivato? Cioè, volevo dire, chi è arrivato?
Vera Uhaooo! (saltellandogli intorno) Un clown.
Franca Prego, entri pure. Si comporti come a casa sua. Del resto, noi facciamo lo stesso.
DD Buongiorno a tutti. (inchino) Mi presento. (estrae dalla tasca uno strumento e introduce musicalmente la rima, mentre gli altri personaggi restano immobili)
Sono DD
Arrivato fin qui
Con l'intenzione di offrire
Divertimento e magia
Un sorriso può servire
Per allinear mente e cuore con la fantasia
(finale in musica di qualche secondo)
Luciano E questo, chi è?
Mirna Un clown, Luciano. Non lo vedi?
Luciano (leggero sogghigno) Un clown! Certo che lo vedo, Mirna. Ho ancora gli occhi, io. (sconcertato) Ma che ci fa, qui, un clown?
Ramona (acida, sbattendo i tacchi) Già, che ci fa?
Mirna L'ho invitato per il compleanno di Vera. D'altronde, sono o no l'organizzatrice di questa festa? (sospiro) Ah! Che meraviglia! Uno dei migliori clown al mondo ci intratterrà con uno spettacolo straordinario. (entusiasta) Sarà una visione sorprendente!
Luciano Sicuro! Sorprendente! (dubbioso) Piuttosto, Mirna, dimmi, se è uno dei migliori clown al mondo, che ci fa qui?
Ramona (con enfasi) Già, che ci fa qui? (comincia lentamente a strapparsi i capelli)
Mirna (comprensiva) L'ho detto, tesoro. È per la festa di Vera, è la figura che si assume la responsabilità di intrattenere. Suvvia Ramona, non mostrare gelosie inutili. Ehm, cerca di capire, dovevo escogitare qualcosa. (fiera) Sono pur sempre l'organizzatrice! (rivolta al marito, cercando conferma) No?
Vera Che bello! Un clown tutto per me. Yuppi!
Franca Sì, yuppi! Ci mancava proprio un altro buffone; come se non ne avessimo già abbastanza in famiglia. (indica il padre)
Luciano (con sufficienza, alla nonna) È vero. Ma, un ridicolo clown che dona il sorriso con qualche fantasticheria è decisamente meno buffone di una cialtrona ossessionata dalle sedute spiritiche, per contattare i morti; chissà quali, poi.
Mirna B-a-s-t-a!
Ramona (strappandosi con maggior vigore i capelli) B-a-s-t-a! Lo dico io. Cosa significa un clown tutto per lei? (prende la sorella minore per il braccio e la scrolla) Per questo scherzo, questo pidocchio, che sa soltanto saltare, saltare e saltare, da una testa all'altra, come un parassita.
Franca Almeno fa qualcosa, lei.
Ramona (alla nonna) Zitta, tu. (alla madre) E tu, non avevi detto di non invitare nessuno? Che sarebbe stata solo una cosa in famiglia? Bèh, allora, chi è questo pagliaccio? (alzando tonalità) Da dove viene? (gridando) E soprattutto, cosa c'entra?
Mirna Ma, tesoro, cerca di capire.
Franca (ironica) Sì, tesoro. Una volta tanto provaci, a capire.
Luciano Certo, cara. Questa volta mi vedo costretto a dar ragione a tua nonna, e sai bene quanto mi costa, ma devi superare la questione. Cara, le piccole invidie quotidiane fanno parte della vita.
Ramona Io non sono invidiosa. Dico solo che per me non avete mai organizzato nessuna festa, con nessun clown, e per quella scimmia, sì.
Mirna Questo è vero. Ma, tesoro, vedi, quando tu eri bambina, siamo stati tanto occupati, che…
Ramona …smettila di dire scemenze. Hai sempre e solo fatto la moglie e la madre; nient'altro. Allora, com'è che prima eri tanto occupata? (acida) Adesso non lo sei più? Eppure ne hai due di figlie, invece che una sola.
Luciano Non ti permetto di parlare in questo modo. Fare la moglie e la madre è un mestiere difficilissimo, impegnativo e di valore assoluto.
Franca Ah, si? E tu che ne sai, eh?
Luciano (alzando la voce) Io, vedo.
Ramona Ma, cosa vedi. Tu non vedi niente. (indicando la madre) Lei, ha organizzato questa messa in scena solo per darsi un tono, per contare qualcosa, ma in realtà è una donna frustrata e insoddisfatta, e sai perché? Perché non ha mai fatto niente nella sua vita. Hai capito? Niente di niente.
Franca (al pubblico) E poi, la strega, sarei io.
Mirna (lamentandosi) È vero, ha ragione. Ma, la vita è così ingiusta.
Ramona Sì, è ingiusta perché le persone come te fanno ingiustizie.
Luciano Ramona, smettila! Falla finita una volta per tutte. La vita è un'ingiustizia continua, siamo d'accordo, quindi, cara, è meglio che cominci ad abituarti. (alla moglie) Mirna, gentilmente, trattieni i tuoi mugugni per qualcosa di più impegnativo, grazie. (alla nonna) E tu, non dici nulla? Bèh, meglio così. Vera, vuoi parlare? (pausa) No, salta. (al clown) Ah, lei è ancora qui, vedo. Non si è scomposto neanche un po'. (il clown gesticola, tentando di parlare, ma gli viene impedito) Bene, vuol dire che ha un buono stomaco; ciò nonostante, è mio dovere avvisarla che sappiamo far peggio, perciò… (pausa, si avvicina al clown) È sicuro di voler restare? Perché, se andasse via, tutti noi capiremmo e…
DD …ma, io: Sono DD, arrivato fin qui…
Luciano …certo, certo, come non detto.
Ramona (urlo) Uahhh! Io me ne vado. (entra nella stanza delle cornici)

 

To be continued…

 


APPENDICE
Note
I personaggi rimangono in scena per tutta la vicenda, raggiungendo il numero max di nove attori. A uno di questi è assegnato un ruolo doppio, infatti i personaggi totali sono dieci.
Il ritmo di recitazione varia a seconda dei personaggi. Alle figure più flemmatiche, quali l'ombra e il clown, appartengono le battute dette con un ritmo lento; San Giorgio ha un ritmo medio-lento, o comunque ben scandito perché è l'unico soggetto che parla in 'volgare', perciò necessita una lettura sonora più attenta, da parte dello spettatore. Tutti gli altri personaggi assumono un ritmo di recitazione rapido.
La scena è suddivisa in due da una parete (astratta: fatta con giochi di luce, o reale: costruita con pannelli in legno), le due parti ben distinte che si identificano vengono chiamate: la stanza vuota (costituita da un piano inclinato a 30° e parallelo al fondale, in cui, nell'ultima scena, verranno posizionati i quattro cadaveri, per essere visti dal pubblico) e la stanza delle cornici (composta da cornici vuote in cui, ogni tanto e in più di una cornice, compare, rigorosamente all'interno, lo spettro di San Giorgio; nel mentre la sua ombra vaga tra le cornici appese in ordine sparso e di dimensioni variabili).
San Giorgio, in posizione statica, vincolato dalla cornice, deve comparire come ciò che è realmente: uno spettro. Perciò estremamente bianco in volto, con luci dal basso, per aumentare istanti di drammaticità. Senza dimenticare, però, l'immagine collettiva che si ha di lui, lasciataci dalla tradizione pittorica. La sua ombra, in contrapposizione al santo, con movimenti caotici intorno alle cornici, deve comparire come immagine molto scura, con l'abito per una metà nero e per l'altra grigio, sempre 'in ombra'.

 


Interpreti
Ruolo in ordine di apparizione

Mirna Beatrice Sarosiek
Vera Anna Serlenga
Franca Martina Moor
Luciano Tommaso Franchin
Ramona Laura Carpanese
DD (Duilio Dragone) Ilaria Pasqualetto
Ombra di San Giorgio Cristina Spizzamiglio
Lindo - Ragazzino Michele Pili
San Giorgio Marco Ferracuti

Testo e messa in scena
Gloria Deandrea

Composizione musicale
Atanas Georgiev

Scena
Alice Anselmi

Costumi
Rossella Truccolo

Accessori
Alice Anselmi e Alessia Fornelli

 


Documentazione fototgrafica della rappresentazione
incluse le immagini di presentazione 
di Stefano Graziani

 

    

    

    

    

 


Documentazione fotografica delle prove e dello spettacolo
di Atanas Georgiev