2003
sequenze animate
di Gloria Deandrea

 

 

Le sequenze animate descritte, sono state elaborate sulla base di testi di Honoré de Balzac.

 

Il capolavoro sconosciuto
Pubblicato nel 1831 all'interno dei Contes philosophiques (Racconti filosofici) con I proscritti e La pelle di zigrino, riceve riconoscimenti da spettatori attenti e sofisticati, che consacrano Balzac scrittore di successo. Il racconto si svolge con pochi ma interessanti personaggi: una modella e tre pittori, i quali rappresentano le tre diverse età dell'arte in relazione alla vita e ai differenti stati d'animo che attraversano quest'ultima. Dall'accettazione al distacco forzato dal mondo dell'arte, per il vecchio maestro Frenhofer, passando per la pacatezza di Francois Porbus, pittore di mezza età, si arriva alla curiosità acerba del giovane e all'epoca sconosciuto Nicolas Poussin, attraverso situazioni di elegante pacatezza in opposizione a ritmo verbale e sintonia di narrazione. L'azione si svolge all'interno dell'atelier del vecchio pittore Frenhofer che, parlando con il suo caro amico Porbus, instaura con estrema chiarezza, un dialogo alto e ricco di contenuti. Tale discussione investe argomenti riguardanti il disegno, le tecniche di rappresentazione, il linguaggio e soprattutto il significato dell'arte nel mondo, fornendo al lettore frasi concise, ma efficaci, quali: ...La natura è un insieme di volumi rotondi che si risolvono l'uno nell'altro; rigorosamente parlando il disegno non esiste. E, sulla base di questa affermazione, il vecchio Frenhofer mostrerà orgoglioso, ai più giovani pittori, il suo gioco più grande: l'opera segreta, smorzata dall'esclamazione di Poussin a Porbus: ...Ma finirà pure per accorgersi, prima o poi, che non c'è niente sulla tela!

 



 


La pelle di zigrino
Pubblicato nel 1831 all'interno dei Contes philosophiques (Racconti filosofici) con I proscritti e Il capolavoro sconosciuto, riceve riconoscimenti da spettatori attenti e sofisticati, che consacrano Balzac scrittore di successo. Il racconto viene suddiviso in tre parti distinte, entrambe individuate da un titolo specifico: Il talismano, La donna senza cuore, L'agonia. Ogni ripartizione, identifica frammenti di quotidianità dei personaggi principali, in relazione all'irrequieta frenesia e dissolutezza del protagonista, Raphaël de Valentin, che lega i suoi sogni a una pelle di zigrino magica. Tale pelle accompagnerà parallelamente, per tutto il racconto, la vita del protagonista, il quale, ossessionato dalla sempre maggiore riduzione dell'oggetto magico ad ogni suo desiderio, si identifica metaforicamente con esso, trasformandosi in un parassita in attesa della propria morte. Sarà l'amore per Pauline, sua innamorata, a porre fine all'angosciosa e ormai misera vita di Raphaël che, nonostante le cure prestate dai medici, la ricchezza materiale e le attenzioni delle persone care, non riesce a liberarsi dalla sua ossessione per la pelle di zigrino, al punto da imporsi il non desiderio. Imposizione labile nel momento in cui viene a contatto con la dolce Pauline, testimone della sua fine. Racconto amaro che lo scrittore Balzac imposta con il distacco di un analista, ponendosi osservatore esterno dei fatti del mondo e costruendo le caratteristiche fisionomie dei personaggi, i quali, rappresentano il fondamento per le vicende crude ma intense della successiva Comédie humaine.

 



 


Sarrasine
Pubblicato nel 1830, Sarrasine è una breve novella che affronta una tematica scottante: la castrazione dell'uomo. Nel periodo storico in cui viene scritta, la castrazione fisica che investe le sorti e il destino di uno straordinario cantante lirico, rappresenta un argomento tabù: ...Entrò (Sarrasine) al teatro Argentina, davanti al quale si accalccava una grande folla. Si informò sulle cause di quell'affluenza, e la gente rispose con due nomi: Zambinella! Jommelli! ... I sensi del giovane scultore furono, per così dire, lubrificati dagli accenti della sublime armonia di Jommelli ... Di colpo, applausi da far crollare la sala accolsero l'entrata in scena della "prima donna". Questa avanzò per civetteria sino al proscenio, e salutò il pubblico con una grazia infinita. Le luci, l'entusiasmo di tutto un popolo, l'illusione della scena, gli incantesimi d'un abito che per l'epoca era piuttosto invitante, cospirarono in favore di quella donna. Sarrasine gettò grida di piacere. Ammirava in quel momento la bellezza ideale... Facili i paralleli con il nostro tempo, in cui lo spettatore identifica metaforicamente il personaggio fragile, equivoco e sfuggente di Zambinella, come figura di estrema ambiguità, accettata o meno dai canoni sociali prestabiliti. La storia è costruita sulla base di tempi di descrizione distinti, in cui si scorge la figura determinante di un narratore che, ad una festa privata nella casa di ricchi banchieri parigini, è incuriosito dalla figura spettrale di un anziano signore, lo riconosce e si appresta a raccontare la vita precedente di quest'ultimo, alla signora che lo accompagna. Il racconto prosegue quindi tra scorci di epoche e vicende passate che si intrecciano con il tempo presente, transitando per il teatro Argentina a Roma, in cui il giovane scultore Sarrasine, spettatore di una rappresentazione teatrale, rimane folgorato alla vista di una così bella creatura. Tale figura appartiene però allo spietato e feroce cardinale Cicognara, il quale, fungendo da protettore, mantiene il giovane cantante dentro a un vortice di castrazione doppia. L'artista Sarrasine, affranto dalla delusione di vedere tanta bellezza vestita da un mostro, e costretto a cancellare un soggetto tanto scomodo, si identifica al cantante stesso, dicendogli: ...Non smetterò mai di pensare a questa donna immaginaria vedendo una donna reale ...segnerà tutte le altre donne con un marchio d'imperfezione! Mostro! Tu che non puoi dare la vita a niente, tu mi hai spopolato la terra di tutte le donne.

 



 


Illusioni perdute
Pubblicato nel 1837 Illusioni perdute è un'opera che entra nel vivo dei rapporti sociali evidenziando miserie e inganni, aspirazioni e sconfitte di personaggi inseriti all'interno di una società dettata dal cinismo, cinismo di chi ferocemente sopprime i deboli di cuore. La prima parte di Illusioni perdute, I due poeti, parte trattata in questa sede, rappresenta l'inizio di un ciclo romanzesco che si protrarrà fino al 1843; a tale ciclo appartengono Un grand'uomo di provincia a Parigi, scritto nel 1839 e Le sofferenze di un inventore, del 1843. Protagonista dell'opera è Lucien de Rubempré, un giovane provinciale ambizioso e inesperto, le cui illusioni, sostenute da un animo fondamentalmente nobile e incapace di dedicarsi all'arte della sopraffazione, si infrangeranno contro la spietata società parigina. Alcuni dei personaggi di Illusioni perdute si ripresentano con le stesse caratteristiche in altre opere scritte da Balzac. Tali opere costituiscono quell'enorme tomo che rappresenta la Comédie humaine. Si può perciò constatare, come disse Victor Hugo nel discorso funebre in onore dell'autore, che: ...Tutti i suoi libri formano un libro solo, un libro vivente, luminoso, profondo, dove vediamo andare e venire e marciare e muoversi, con un non so chè di turbato e di tremendo misto al reale, tutta la nostra civiltà moderna. ...A sua insaputa, che lo voglia o no, consenziente o no, l'autore di quest'opera immensa e strana è della forte razza degli scrittori rivoluzionari. Balzac va dritto allo scopo. Lotta corpo a corpo con la societò moderna. E a ciascuno strappa qualcosa, agli uni l'illusione, agli altri la speranza, a questi un grido, a quelli una maschera...

 

 

 

    

    

    

    

    

 


Le animazioni sopra descritte, sono state elaborate sulla base di alcuni racconti di Balzac, adattati al 'teatro di parola' fanno parte di una ricerca specifica sugli studi registici e sulle possibilità che investono tali ricerche. La tecnica di rappresentazione che costituisce la scena, composta da personaggi bidimensionali su piani prospettici tridimensionali, con rispettivo fondale, è la stessa per Sarrasine, La pelle di zigrino, e Il capolavoro sconosciuto, mentre per Illusioni perdute vengono collocate su piano bidimensionale figure altrettanto prive di volume. La scelta di mantenere un punto di vista frontale, fisso per ogni scena, pone un vincolo necessario alla successione e al raccordo delle distinte sequenze, fornendo allo spettatore un unico punto di vista, quello centrale, utile a rendere l'immagine percepibile con immediatezza visiva. Le sequenze, disposte in successione narrativa, permettono poche elaborazioni, perciò la fondamentale diversità tra i due metodi di rappresentazione riguarda esclusivamente la profondità scenica, e la conseguente alternanza dei personaggi principali, fautori della distribuzione spaziale, disposti sulla scena a livelli differenti. I quadri visivi, su prospettiva centrale, dei tre racconti sopra citati permettono la comprensione immediata degli spostamenti attoriali rispetto al contesto scenico prestabilito, e contemporaneamente, consentono alla direzione di prendere decisioni immediate riguardo agli istantanei, fluidi e rapidi cambi di posizione, per progettare al meglio la composizione scenica generale e stabilire a tavolino ciò che verrà proposto durante la messa in scena. Ovviamente le modifiche, sia su materiale cartaceo che dal vivo, possono essere svariate e innumerevoli, a seconda dei rapporti con altri elementi teatrali. A tal fine, acquista rilevanza la capacità gestionale e organizzativa del direttore, pianificatore delle analisi sui personaggi e di ogni singolo spostamento attoriale, nel tentativo di raggiungere quella rigorosa e minuziosa precisione con cui deve essere curato un progetto teatrale, senza lasciare spazio alcuno al caso. Il caso è un elemento di disturbo che non agevola né favorisce alcuna manifestazione artistica, in particolare quella teatrale. Non lascia spazio a nessuna figura professionale, alimentando, invece, la perdita di qualità, in favore di situazioni estremamente accidentali e probabilistiche. Il progetto qui presentato, è composto da immagini di personaggi disposti e organizzati in sequenza scenica, nel rispetto di ogni singola parte della struttura narrativa originaria.