2012
dal manifesto Ossesso nr. 10
di Sebastian Brant

 

 

Incisione di Albrecht Dürer per il testo 'Das Narrenschiff', di Sebastian Brant, da cui viene estratto e riportato il capitolo 'Ein Gesellenschiff'. Tale testo fu pubblicato per la prima volta a Basilea, nel 1494.

 

Una barcata di maestranze1
Allegra va una nave sopra i flutti,
Di artieri piena dei mestieri tutti,
Addetti a ogni esercizio e professione,
E ha ognun gli arnesi di sua condizione.
Nessun mestiere ha più il giusto valore,
Disagi e intralci han lor tolto favore;
Ogni apprendista divenir maestro
Vuole, per quanto sia ben poco destro,
E molti son che si dicono artieri,
Che nulla sanno dei loro mestieri.
A vicenda costoro si fan danno,
E molto spesso in fallimento vanno,
O, per poter trovar miglior mercato,
Il culo alla lor città hanno voltato.
Ciò che questi a buon mercato non vuol dare,
Due o tre che a prezzo vil lo posson fare
Ci sono, e pretendono fornire,
Un'opera, su cui però c'è da ridire:
Si producono cose in gran fretta
E in pasto ai compratori le si getta
Per quattro soldi. Ma non può durare,
Vendere a poco e caro comperare!
Più d'uno vuol compiacere i clienti,
E di bottega poi chiude i battenti.
Ognuno ama comprare sotto costo,
Ma non c'è garanzia in quel che è esposto.
Che ci si mette dentro bassa spesa
Se si vuol produzione avere estesa
Di cose che sol facciano figura.
Vanno i mestieri così a morte sicura,
Che non riescono a dar di che mangiare.
"Quello che tu ti rifiuti di fare,
Lo farò io, senza badare al costo,
in fretta e molto a produrre disposto".
Se devo dir la verità, confesso
Che con matti cotali molto spesso
Giorni ho trascorso, prima di vergare
Queste mie righe. Ma non li ho ritratti
A perfezione: per averli fatti
Come si deve, ben più tempo occorre.
L'opera buona dalla fretta aborre.
Un pittor, che di Apelle2 ebbe portato
Un'opera, ch'egli aveva abborracciato,
Perché disse d'averla in fretta fatta,
Inaspettata ebbe risposta e ratta:
"L'opera mostra molto chiaramente
Che diligenza qui non c'è per niente,
E mi sorprende che in tal raccozzamento
Di quadri tu non n'abbia fatti cento!"
Non richiede il lavoro man leggera:
Non si può, con presuntuosa sicumera,
In un sol dì venti scarpe fabbricare
E una dozzina di lame forgiare.
Molto produrre ed aspettare a lungo
Il saldo, e cosa sulla qual soggiungo
Che desta il riso. Cattivo carpentiere
Fa molte schegge, e si trova ad avere
Gran massi il frettoloso muratore;
Se punti radi e lunghi fa il sartore,
Debole ne risulta cucitura.
In un sol giorno per un'ubriacatura
Spreca il settimanal lo stampatore:
La sua è una vita da dissipatore,
Ma il suo lavoro è duro: taccheggiare,
Deve, e comporre, correggere, tirare,
Registrare, scomporre e interfogliare,
Ed il colore e il nero3 preparare
Col fuoco, e ancora il telaio inchiostrare.
Molti sono che a lungo stan seduti
Al lavor, ma producon sol rifiuti,
Perché sono nativi di Scimmiopoli,
Ove l'arte sta giù, nelle necropoli.
Più d'uno sulla Nave prende imbarco,
Che di apprendisti il bastimento è carco
Che hanno molto lavoro e frutto scarso:
Per via del gargarozzo sempre arso,
Usano il lor guadagno sperperare,
Ne pena del doman si soglion dare,
Ma oggi soltanto credito ottenere.
I robivecchi molti fan godere,
Svendendo a prezzo vile il lor prodotto.
Più non si vende né crudo né cotto
Senza per Dio giurare e spergiurare,
E si usa alta la merce gridare
Come chi vende pesce, che riduce
Il prezzo col scemare della luce
Del giorno. E si fa come a Colonia4
Dove si sa che il prezzo è una fandonia.

 

Note
1Maestranze nell'edizione originale del Das Narrenschiff di Sebastian Brant, il titolo del capitolo, Ein Gesellenschiff, significa letteralmente "una nave di compagnia" o "una nave passeggeri"; ma il testo indica con chiarezza che il riferimento è agli Zunftgesellen, vale a dire agli apprendisti o, in generale, agli artieri membri delle Zünfte, le corporazioni. Si tratta insomma delle maestranze.
2Apelle celebre pittore dell'antichità ellenica, contemporaneo di Alessandro Magno; da Plutarco, De educazione.
3Nero (fine XV-XVI secolo) il nero da stampa si preparava con ossa bruciate, per cui l'arte del tipografo era detta anche "arte nera".
4Colonia (fine XV-XVI secolo) a Colonia l'usanza era di tirare sul prezzo, offrendo un terzo o anche meno di quello proposto dal venditore; l'accordo di solito avveniva a mezza strada tra i due estremi.

 

...Comparsa per la prima volta a Basilea nel 1494, in occasione del  clamoroso Carnevale altorenano, La Nave dei Folli dell'umanista Sebastian Brant è uno di quei libri di cui tutti parlano, citato mille volte, ma che ben pochi conoscono. La presente traduzione, la prima in lingua italiana, colma dunque una lacuna che ben si può definire imperdonabile.
Composta da oltre settemila versi a rime baciate, l'opera è un  grottesco e disastroso viaggio dei matti che nella concezione di Brant, a cavallo tra tardo-Medioevo e Rinascimento, sono tutt'uno con peccatori, verso il naufragio finale simboleggiato appunto dal Carnevale, estrema sfrenatezza che precede la quaresima, metafora dell'eterna punizione se non interviene il pentimento. Testo straordinario per la sua cantabilità, scorrevolezza e pregnanza, La Nave dei Folli è forse il libro tedesco che ha avuto più fortuna nei secoli: un grande classico che si colloca nella scissura tra vecchio e nuovo mito, a conclusione del Gotico e a inaugurazione dell'invenzione del Nuovo Mondo.
Brant, nato a Strasburgo ma vissuto a Basilea dove insegnò a quella università, fu uno dei primi 'consulenti editoriali' della storia: seppe servirsi della stampa in maniera moderna. Raccolse attorno a sé un'equipe di illustratori, il principale dei quali fu Albrecht Dürer, che eseguirono le xilografie che illustrano l'opera, composta dunque da una 'colonna sonora' e da un indissolubile commento grafico, sì da articolare una irresistibile Totentanz, tragica ma non priva di tocchi umoristici: clamorosa satira, coloratissima 'festa dei pazzi', orrenda e allegra kermesse che nella sua straordinaria giocosità è fonte di sicuro divertimento ma insieme anche momento di attenta meditazione per ciascun lettore.
Francesco Saba Sardi, curatore della traduzione italiana, 1984, Spirali Edizioni, Milano