2004
dal manifesto Ossesso nr. 2
di Andrea Pietrucci

 

 

Nella coscienza contemporanea il tempo è rappresentato in una molteplicità di dimensioni, tra le quali quella matematico-oggettiva, simboleggiata dall'orologio, trae la sua rilevanza dal fatto di essere strumento di misura del continuo mutamento esperito dall'uomo. La parola tempo rappresenta, in questo caso, il simbolo che definisce un rapporto tra avvenimenti, uno dei quali standardizzato come quadro di riferimento degli altri, ai quali viene paragonato, istituito sinteticamente dal gruppo. Il tempo fisico-matematico dell'orologio è dunque, per la sua funzione di coordinatore sequenziale, mezzo di orientamento all'interno della successione sociale e naturale in cui ci si inserisce, e, in quanto tale, forma di conoscenza, di comunicazione e di definizione della diversità, che influisce sul comportamento. L'uomo moderno percepisce in modo oggettivo (cioè esterno) questo modello di temporalità, a causa dell'influenza su di lui esercitata dalla prevalenza, instauratasi nella nostra epoca, delle scienze fisiche su quelle gnoseologiche; il tempo è vissuto come un fenomeno naturale non umano e come tale indagato scientificamente; esso, nondimeno, mantiene la sua dimenticata origine sociale: "...Il predominio dei fisici e dell' immagine naturalistica del tempo è di data relativamente recente. In effetti, sino all'epoca di Galilei, ciò che chiamiamo 'tempo', come ciò che chiamiamo 'natura', era incentrato principalmente sui gruppi umani." (Elias 1984). Nelle società cosiddette primitive gli uomini standardizzano un certo tipo di serie naturali irripetibili ma cicliche (come il comparire e lo scomparire del sole e della luna) come unità di misura del cambiamento e "...come strumento per armonizzare le attività umane sia tra di loro che con sequenze di avvenimenti extraumani, allo stesso modo in cui gli uomini degli stadi più tardi utilizzano il modello ricorrente e simbolico che appare sul quadrante degli orologi da loro stessi creati." (Elias 1984): ciò che chiamiamo tempo, lungi dall'essere un dato di fatto naturale, è, in entrambi i casi, il prodotto di una sintesi operata dall'uomo relativamente alle diverse esigenze della società di cui fa parte. A distogliere l'attenzione da tale processo di creazione contribuiscono le dispute filosofiche che, prendendo le mosse da concezioni aprioristiche, in queste ultime finiscono con il ricadere in modo circolare, di volta in volta considerando polarmente il tempo come oggetto naturale impercepibile o come immutabile categoria interna all'uomo, e, comunque, sia nell'ipotesi oggettivistica che in quella soggettivistica, come un dato, assunto e vissuto dalla collettività e dai singoli come ineluttabile e costrittivo, in modo tanto maggiore quanto più complesso è il reticolo di eventi interdipendenti che tramite la misurazione temporale trovano coordinamento: in maniera proporzionale, quindi al grado di differenziazione interna di una società (e la società urbanizzata contemporanea è estremamente differenziata). Il tempo ha valore strumentale-informativo per l' uomo; in questo senso esso agisce come regolatore, e, in definitiva, come limitatore delle libertà dei singoli: di qui il suo carattere costrittivo (e come tale avvertito); esso è comunque, nella sua forma di dispositivo misuratore del divenire (come nel caso dell'orologio), creazione sociale (e dunque umana) sintetica che si manifesta in modo simbolico, cioè comunicativo: "...come nel linguaggio i modelli fonetici e le immagini della memoria si mescolano inseparabilmente ai simboli, così nell'orologio al divenire quadrimensionale di un movimento nello spazio e nel tempo si aggiunge sempre la quinta dimensione caratteristica della comunicazione interumana. ...Ciò che gli orologi ci comunicano con il simbolismo del loro quadrante è ciò che chiamiamo tempo." (Elias 1984). Nel modello pentadimensionale si innesta un fenomeno complesso e paradossale: all'interno della dimensione fisico-matematica di riferimento si forma un' immagine della temporalità e si svolgono processi di creazione di tempi individuali e collettivi, che conferiscono significato specifico ai rapporti interattivi costituenti società e che coinvolgono in una catena di significati anche il tempo matematico, di per sé irrilevante. E' riduttivo, quindi, indagare il tempo unicamente nella sua forma neutrale di unità di misura: esso assume un valore che "...gli viene, di riflesso, dalle forme di produzione e riproduzione dei tempi individuali e sociali che gli uomini realizzano in società." (Tabboni 1991). Con l'aumentare dell'ordinamento razionale dato al succedersi degli avvenimenti tramite la temporalizzazione, su quest' ultima si proiettano, accrescendosi proporzionalmente in intensità ed in conflittualità, i significati prodotti dalla vita collettiva. Il tempo si scinde così nella serie di dimensioni e di processi che lo rappresentano: l'individuo vive un suo tempo che è influenzato ed assorbito dai molti tempi sociali con i quali esso si deve confrontare; l'autoregolazione umana tramite l' orologio ed il calendario esemplifica il fatto che le costrizioni sociali (al pari di quelle genetiche) contribuiscono in modo forte a plasmare il singolo nel suo habitus: "...Qui eterocostrizione e autocostrizione del singolo si intrecciano l'una con l' altra in modo tutto particolare. Al carattere multifunzionale del tempo nelle società più differenziate corrisponde infatti anche l' ampiezza e la pluralità dei suoi usi." (Elias 1984). Nell'esperienza quotidiana dell'uomo contemporaneo il tempo matematico, avvertito come naturale e quello sociale carico di valori si incrociano espandendosi e rompendo gli ordini reciproci: il primo scandisce una misura ed un limite, che il secondo tende a violare funzionalmente al significato assunto; questo continuo processo di segmentazione lacerante, nel vissuto individuale, dell'omogeneità simbolica del tempo, rende quest'ultimo risorsa scarsa, limitata, e, in quanto oggetto di capitalizzazione, limitante. La perdita del contatto e dell'identificazione del singolo con le modalità del gruppo comporta un condizionamento pari alla libertà formale che l'individuo trova sul versante delle scelte: "...la frequenza dei rapporti di interazione, la necessità che essi vengano ordinati sulla reciprocità e la prevedibilità dei comportamenti, ha portato alla costruzione del tempo su aspettative collettive che in parte hanno assorbito la creatività individuale, in parte l'hanno relegata in zone marginali, facendo nascere l'immagine sconosciuta in passato, della 'scarsità del tempo'." (Tabboni 1991). La società moderna estremizza la funzione autoregolativa di catene temporali che si moltiplicano interconnettendosi in un modello paradigmatico reticolare; in virtù di questo processo l'individuo gode di una libertà formale in relazione alla possibilità di movimento, permanendo, circoscritto, all'interno di catene di eventi già previsti e, in definitiva rinunciando alla libertà sostanziale della creazione del proprio tempo e della propria personalità. Quest'ultima si segmenta nella molteplicità spazio-temporale e si estranea, ritraendosi, dal proprio prodotto culturale, che diventa una forma vuota e passibile di sostituzione da parte di altri prodotti più adeguati. All'interno della libertà ordinata dell'attività collettiva, lo spazio e il tempo sono strettamente connessi: il primo rappresenta la successione fisica di cose successivamente percepite; il secondo la successione percettiva di cose o di eventi spazialmente collocati; le attività collettive sono dunque produzioni spazio-temporali, che si differenziano, rappresentando le differenti possibilità del sociale; l'individuo vede accentuarsi la necessità di controllo sul mutamento, che si attua in senso matematico e si interiorizza psichicamente. La sensazione della mancanza di tempo che assale l'uomo moderno nasce dalla pressione che le tendenzialmente infinite identità esercitano sul singolo, disgregandolo ed assorbendolo. In una società urbanizzata le diverse attività allocate in un determinato ordine spazio-temporale prodotto dall'uomo, in un capovolgimento di prospettiva producono l'io individuale stabilendo soglie di valore invalicabili. Nei campi della comunicazione e del sapere il tempo iperveloce e lo spazio immateriale compresso esperiti sono stabiliti dalla tecnologia; essi danno accesso una dialettica continua che si arresta sul limite che intercorre tra istanze tendenzialmente opposte, annullandosi: gli uomini, uniti dagli strumenti di cui si servono, sono altrettanto divisi da celle sociali codificate e il singolo, ponendosi il problema della riconquista di un ordine che lui stesso ha contribuito a costruire, è portato a realizzare ulteriori o personali gradi di socialità. La rapidità e la pervasività del tempo sociale annullano il passato ed il futuro in un eterno presente, sanciscono la perdita di significato della regolazione dei ritmi vitali attraverso scansioni in cui ogni momento è preso singolarmente, non contemporaneamente ad altri; il significato dell'aggettivo contemporaneo, tanto attribuito al momento in cui viviamo, sta, in parte, in quest'ultimo passaggio: questa è l' età del con-tempo, del tempo "insieme" ad altri tempi, in cui le diverse realtà convivono e si compenetrano generando la possibilità. Nel mondo contemporaneo l'equilibrio tende a spezzarsi : quanto più aumenta la segmentazione spazio temporale della società, tanto più si accrescono pressione e controllo; ne è conseguenza la perdita di status e identità, accentuata dalla crisi del modello ritmico e simmetrico, che in epoca precedente caratterizza la nostra razionalità, che dà un senso alle cose, conferendo sicurezza e potere; che perisce, in quanto creato dall' uomo e da questi attribuito ad una realtà che da esso diverge. I prodotti culturali, seguendo questo destino, sono continuamente instabili; "...Le sopraffazioni a danno della realtà ...connesse ad un ordine sistematico, sono anche le sopraffazioni del ritmo e della simmetria a danno dei contenuti della vita." (Tabboni 1991): il moltiplicarsi e l'inflazionarsi dei tempi della società generano un eccesso di simmetria che spegne progressivamente il tempo e la vita dell'individuo. Quest'ultimo, estraneo a se stesso, perso il controllo sulle istanze cui deve confrontarsi, fuggendo ulteriori razionalizzazioni, si volge alla pura irrazionalità per collocarsi in una dimensione ultratemporale. Nell'ultimo scorcio di questo secolo il senso di schiacciamento spazio-temporale si intensifica, con effetto di disorientamento delle pratiche socio-culturali. Le realtà più toccate da questo fenomeno sono quelle in cui, nell' età contemporanea, spazio e tempo giocano un ruolo decisivo a causa dei complessi rapporti che in questo senso vi si realizzano: il sistema produttivo economico e la città, suo tradizionale contenitore. L'attenzione è diretta ad un nuovo interesse per il luogo, la spazialità e i rapporti intercorrenti tra questa e la temporalità che la permea. L'accelerazione e la riduzione dei tempi di produzione, raggiunte tramite un passaggio dalla tradizionale struttura organizzativa verticale a strategie di tipo orizzontale e decentrativo che si servono delle nuove tecnologie, comporta un'analoga accelerazione dello scambio, del consumo e dei cambiamenti qualificativi necessari a soddisfare le nuove esigenze del lavoro; le esternalità, rispetto alle dinamiche sociali, sono rappresentate dai concetti di istantaneità ed eliminabilità. "...In confronto alla vita in una società meno rapidamente mutevole, in ogni determinato intervallo di tempo scorre adesso, attraverso il canale, un maggior numero di situazioni e ciò implica mutamenti profondi. ...Questa transitorietà crea una temporaneità nella struttura dei sistemi di valore..." (Harvey 1997) che disgrega e diversifica il consenso collettivo. Sul mercato la conseguenza è una pianificazione a breve termine; la parola chiave è flessibilità rispetto al diversificarsi delle esigenze; lo strumento è rappresentato dal just in time e dal marketing (anche il progetto urbanistico segue gli stessi principi di vendibilità attraverso analisi multicriterio di raggiungimento di obbiettivi indirizzate settorialmente): le immagini pubblicitarie sono forse, nella loro transitorietà, la merce per eccellenza; si costituiscono come strumento per la costruzione di un nuovo sistema segnico per la manipolazione delle opinioni di un mondo basato sull'effimero (nel campo della pianificazione territoriale e del progetto architettonico la rappresentazione attraverso l'uso di diagrammi sintetici somiglianti a quadri astratti è ormai consolidata e convince più di quella euclidea tradizionale). Di contro, la nostalgica tensione collettiva verso la stabilità spinge alla ricerca di verità eterne sulle quali fondarsi (i valori religiosi, i legami con il luogo, la casa come custode delle proprie radici) e fa acquistare valore ad un'immagine individuale che sia la più solida possibile; l'immagine, poco importa se aderente alla realtà fattuale o meno, diventa identità, vive in modo del tutto simile agli uomini che l'hanno prodotta, è dotata di tutte le qualità che sono loro specifiche: nella rapidità del transito delle identità che di volta in volta assume, l'uomo ha la stessa identità dell'immagine. Quest'ultima ha un ruolo simile a quello del totem arcaico: serve a rappresentare, a identificare e, in definitiva, a rendere gestibile una realtà circostante che si presenta come soverchiante e misteriosa. Nell'assolvere a questo compito, essa si carica di tutti gli attributi che l'immaginario collettivo proietta sulla realtà, acquistando un'esistenza autonoma; in questo senso anche l'elaborazione progressiva del concetto del tempo esperito nella contemporaneità può forse considerarsi creazione di un'immagine o creazione totemica. La velocità della nostra epoca è legata al "...trionfo dell'istantaneo sul tempo come profondità, ...della superficie e dell'oggettualità pura sulla profondità del desiderio." (Harvey 1997). Lo spazio, annullato attraverso il tempo, ne segue il destino: perde generalmente la sua pregnanza, è decostruito (con riflessi nell'architettura decostruttivista e nel progetto della città immateriale). Quanto più esso è reso contemporaneamente misurabile e frammentato, tanto più, paradossalmente, perde la misura topica, poiché, restringendosi tendenzialmente all'infinito ed essendo percorribile istantaneamente, si annulla. Venuto meno, nella sua crescente astrattezza, l'involucro spaziale , aumenta il significato del valore che l'uomo, con la sensibilità, attribuisce al contenuto: il luogo. Sul versante politico-economico le città si pongono in concorrenza reciproca, creandosi un' immagine che esalti le caratteristiche interne, al fine di attirare capitale; la conseguenza è il raggiungimento di un equilibrio perfetto, dal punto di vista della qualità dei luoghi, per cui i modelli noti si ripetono, creando un'omogeneità: il luogo particolare muore. Allo stesso modo, ogni particolarità culturale (compresi il vissuto temporale) è annullata poiché rompe i confini con le altre particolarità e con esse si identifica, omogeneizzandosi; la copia-simulacro, perfettamente aderente all'originale, è l'originale stesso, in una giustapposizione di tempi, spazi e mondi diversi: "...Un forte senso dell''Altro' è sostituito ...da un debole senso degli 'altri'. Il flessibile coabitare di culture urbane divergenti negli spazi frammentati della città contemporanea sottolinea nuovamente gli aspetti contingenti e accidentali di questa 'diversità' nella vita quotidiana." (Harvey 1997). Nella città contemporanea, la velocità dell'intervallo (dal punto di vista della durata) tra gli avvenimenti dilata il tempo nella sua dimensione di misura matematica, contraendo lo spazio. Il classico statuto dell'urbanistica come scienza connessa a cose fondative e basata su concetti di struttura, gerarchia, materialità e solidità è messo in discussione; i concetti con i quali la scienza della città, come tutto il mondo scientifico, deve confrontarsi, derivano dai paradigmi che stanno imponendosi; la teoria dei quanta sostituisce l'atomismo, l'olografia il meccanicismo, il relativo l'assoluto, il complementare l'universale, l'indefinito il definito. Le proprietà essenziali del cambiamento nel campo delle scienze sono rappresentate da concetti come complessità, eterarchia, incertezza, causalità relativa; nel campo sociale si innestano valori di molteplicità, indecisione, non-linearità, soggettività. E' tutta una cultura dell'essere che tramonta, lasciando il posto ad una cultura della dinamicità, del divenire, che rompe con l'identità connessa alla staticità. Ilya Prigogine distingue questo stadio dalla fase newtoniana, in cui lo spazio e il tempo sono dissociati in quanto contenitori materiali passivi, e da quella della relatività Einsteiniana, nella quale lo spazio-tempo non è indipendente dalla materia, ne è generato, ma mantiene la localizzazione come residuo di staticità; oggi la connotazione statica dello spazio-tempo viene sostituita dalla dinamicità della temporalizzazione dello spazio. La concezione della dissoluzione dello spazio nella dinamica del tempo rende la temporalità attiva e la materia creativa: l'io si identifica con l'universo, concepito come "...insiemi di centri egologici o oggettuali, tra loro relazionati, ...in cui il mio corpo è corpo creativo quanto lo sono gli altri corpi, sia quelli di una interpersonalità sociale, sia gli altri oggetti, fino alle stelle ed alle galassie. ...Questo significa ...vedere l'universo come pluricentro di probabilità e di flussi d'onda e di energie probabili (di cui io faccio parte)." (Formaggio 1990). Il tempo è onnipervasivo, non si limita alla corporeità individuale, ma entra nel mondo, partecipando della attività creativa delle altre temporalità; esso si associa ai diversi tipi di corporeità: esistono dunque un tempo interno-proprio, tipico dell' individualità e della collettività come individuo, e un tempo esterno, che si suddivide in oggettuale e segnico (legato al corpo simbolico). Le strutture comprese nelle diverse temporalità, sono labili: 'Catastrofe' è il termine coniato da René Thom che esprime "...il repentino passaggio da un potenziale minimo ad un altro in maniera da costituire una stabilità di equilibrio temporaneo nel campo." (Formaggio 1990). Quella di Thom è una teoria del dinamismo universale che riesce a cogliere matematicamente, con equazioni di altissima eleganza formale (in questo si giunge ad un nuovo connubio tra scienza ed estetica) le leggi del qualitative dei passaggi del divenire; in essa ogni entità, o, come la chiama Thom, pregnanza, si localizza ubiquamente in un sostrato aspaziale e atemporale con una direzione di finalità e valore. Le pregnanze sono valori che informano dialetticamente la realtà e le forme; da queste ultime si propagano spazio temporalmente per vicinanza. Il divenire è preponderante nel nostro secolo di accelerazione di ordine tecnologico; l'introiezione di questo tipo di velocità tende ad annullare la percezione delle forme: l'ambiente circostante la città, in questo senso, svanisce; gli studi sul tempo si indirizzano, nel collegarsi alla teoria dei passaggi da forma a forma o transmorfosi, che supera il principio calssico di identità, poiché una cosa è e non è al tempo stesso, verso i processi plurimi e qualitativi dell'intuizione dal lato interno, e dell'intersoggettività dal lato esterno: l'architettura diventa temporale, fatta di stratificazioni di pregnanze che si condizionano vicendevolmente. Dalla nullificazione dell'universo scaturiscono insieme le forme e i tempi reversibili ed irreversibili, quantitativi e qualitativi, spesso (come avviene nelle città contemporanee) in urto tra loro. Lo shock immediato per la città è costituito dal passaggio da immagini stabili (permanenza di edifici) alla disapparenza di immagini instabili, discendenti dalla virtualità delle reti immateriali. L'ambiente fisico-temporale vede sparire i suoi confini di insieme coerente a favore di uno spazio e di un tempo generati casualmente, frammentati e atomizzati. Lo spazio assoluto euclideo e il tempo lineare, già messi in discussione dalla relatività di Einstein, dalla fisica quantistica e dalle geometrie non euclidee, sono superati dall'algebra moderna, dalla teoria morfogenetica e dall'avvento degli studi sulle strutture dissipative. Il tempo fisiologico del mutamento è lacerato "...permettendo al futuro di irrompere in una realtà ancora prigioniera di una statistica che registra il passato e di una forma ormai incongrua con le cose." (Bonfiglioli 1990); il sistema urbano può essere interpretato come composto da sfere connesse da linee interattive e rappresentato in modo multidimensionale da piani-livelli organizzativi, all'interno dei quali il processo produttivo attraversa spazi sconnessi e lontani: la comunicazione diventa il fattore-chiave che connette lo spazio attraverso le reti immateriali informative e rende le città classi di relazioni intersecate. Il tempo e lo spazio delle nuove tecnologie delineano insiemi autonomi di circuiti e sottocircuiti organizzati in modo cooperativo spontaneo: il tempo viene ridisegnato non linearmente, e liberato "...dall'ordinamento tradizionale e dalla subordinazione della variabile spazio..." (Bonfiglioli 1990), ordina una spazializzazione fatta di relazioni, e, per così dire, si spazializza esso stesso, diventando luogo e istituendosi come variabile di un nuovo ordinamento sociale. Ma la comunicazione, atto progettuale del corpo che si mette in comunione con l'Altro, porta con sè, come ogni prassi, il suo rovescio: essa è anche non comunicazione. Nella nostra epoca essa, forse, slegata dalla corporeità, muore. L'immagine video, luogo di transito del messaggio, si distanzia dalla sensibilità e la dissolve; dal mezzo tecnologico scaturiscono realtà sintetiche, astratte, che informano discorsivamente, non aprono alla comunicazione: l'uso che facciamo di queste realtà ne sancisce la fecondità o la sterilità più assoluta.

 

  

  

 

Immagini
in alto a sinistra Maurits Cornelis Escher, Sea shell, 1919, xilografia
in alto a destra Maurits Cornelis Escher, Sphere surface with fish, 1958, xilografia in grigio, oro e mattone
in basso a sinistra Philippe Halsman, Salvador Dalì con baffi 'infinito', 1954, fotografia
in basso a destra simbolo matematico di 'infinito'