2016
pittura su legno
di Gloria Deandrea

 

 

Venezia… giace ancora dinnanzi ai nostri sguardi come era nel periodo finale della sua decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all'infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il suo languido riflesso nella laguna, rimaniamo incerti quale sia la città e quale l'ombra.
John Ruskin, Le pietre di Venezia, Bur, Milano, 1990
La dicitura 'le Pietre di Venezia', prelevata dall'omonimo testo di John Ruskin, pone in evidenza il valore dei dettagli architettonici, che hanno dato rilievo ad alcuni tra i palazzi storici veneziani più significativi della città lagunare.

 

  

  

  

 

 

In occasione del cinquecentenario dalla nascita del 'ghetto' di Venezia, 'le Pietre di Venezia' utilizzate come sfondo, presentano la medesima struttura della 'Stella di David', uno dei simboli d'eccellenza, tra i più rappresentativi, del popolo ebraico.

Il ghetto di Venezia
Il termine 'ghetto' è coincidente con il luogo in cui, in epoca medioevale, si trovavano ubicate le fonderie pubbliche di bombarde. Tali fonderie, 'ghettavano', appunto, i pezzi d'artiglieria, affinando il metallo con la 'ghetta', ovvero il diossido di piombo. L'area del territorio veneziano su cui erano distribuite, si estendeva lungo due parti distinte, dette rispettivamente, ghetto vecchio e ghetto nuovo, all'interno del sestiere di Cannaregio.
Nella prima metà del quattrocento, le fonderie smisero la loro attività, per distinte ragioni, tra le quali, lo sviluppo tecnologico delle artiglierie, e il primato della produzione di bombarde alla Francia. In questo periodo, il ghetto nuovo fu affidato alla gestione dei fratelli Da Brolo, per l'edificazione di complessi residenziali, mai realizzati. In seguito, nel 1460, a causa di un litigio tra parrocchie limitrofe sulla pertinenza ecclesiastica, l'area suddetta rimase disabitata per lungo tempo.
Nel 1516, il Senato della Repubblica di Venezia, in seguito a sconvolgimenti dati dalla guerra della Lega di Cambrai, (durata conflitto: 1508-16; principali attori: Repubblica di Venezia, Stato della Chiesa, Regno di Francia; partecipanti, in tempi differenti: Sacro Romano Impero, Regno d'Inghilterra, Regno di Scozia, Regno di Spagna, Regno d'Ungheria, Firenze, Ducato di Ferrara, Ducato di Milano, Ducato di Urbino, e i Cantoni Svizzeri) che portò dalla terraferma a Venezia numerosi ebrei, la Serenissima stabilì che tutti gli israeliti dovessero obbligatoriamente risiedere nell'area del ghetto nuovo, a causa delle preoccupazioni avanzate dai cittadini cristiani. Tale istituzione, venne, in seguito, applicata anche al resto d'Europa. Ancora oggi, il ghetto nuovo si presenta come un'isola, accessibile da due zone contrapposte, attraverso due ponti. Dall'insediamento cinquecentesco all'era napoleonica, in corrispondenza dei due ponti medesimi, vennero fatti inserire robusti cancelli, chiusi e sorvegliati di notte, poiché ai residenti era permesso uscire dall'area concessa solo di giorno, presentando segni distintivi. La composizione architettonica del ghetto cambiò nel tempo, a causa di flussi migratori delle comunità ebraiche da tutta Europa, tra questi, tedeschi, spagnoli, levantini, che costituirono le relative sinagoghe, modificando anche l'assetto strutturale degli edifici residenziali, innalzati in verticale, fino a otto piani.
Nel 1541, al ghetto nuovo, venne aggiunto il ghetto vecchio, concesso agli ebrei levantini, provenienti dalla penisola Iberica e dall'Impero Ottomano. Quasi un secolo dopo, precisamente nel 1633, aprì anche il ghetto novissimo, zona ad est del ghetto nuovo, ultima espansione della comunità. Ognuna delle aree sopra citate, venne ovviamente provvista di ingressi sorvegliati. Solo nel 1797, con la caduta della Repubblica e la consegna della città a Napoleone Bonaparte, furono eliminate le discriminazioni razziali, in quanto contrarie agli ideali di 'liberté, égalité, fraternité' promossi dai rivoluzionari francesi. Gli ebrei residenti in isola vennero quindi equiparati agli altri cittadini, i cancelli furono rimossi, e l'obbligo di residenza annullato.
Il termine ghetto, coniato a Venezia ed utilizzato in tutta Europa, dal XVI secolo, indica comunque il quartiere cittadino della comunità ebraica. Storicamente, si sono presentati casi di 'autoghettizzazione' in cui, gli ebrei medesimi, a scopo difensivo, per loro iniziativa, costruirono dei quartieri 'chiusi' su se stessi, fin dal XIII secolo, di cui rimane traccia in alcuni paesi europei, quali, Germania, Spagna e Portogallo. Il sistema 'ghetto' venne poi abolito nel corso del XIX secolo, anche se, in quello successivo, ebbe un'infelice reviviscenza in alcuni Stati dell'Europa centrale e orientale, durante il periodo delle persecuzioni razziali.
Nell'attualità dei fatti, e indipendentemente dall'evoluzione storica, la parola ghetto viene utilizzata a sfondo sociale, per descrivere quelle minoranze etniche emarginate, 'ghettizzate' appunto, da un gruppo dominante, il quale, costringendo le stesse minoranze ad un isolamento fisico e simbolico, d'inferiorità sociale e culturale, ne determina l'inevitabile esclusione.

 

  

  

  

 

 

La Stella di David
In occasione del cinquecentenario dalla nascita del ghetto di Venezia, le 'Pietre di Venezia', utilizzate come sfondo alle figure umane, presentano la medesima struttura della Stella di David, uno dei simboli d'eccellenza, tra i più rappresentativi, per quanto riguarda sia la civiltà che la religiosità, del popolo ebraico. Chiamata anche Sigillo di Salomone, oltre a Stella di David, dai due re che governarono sul regno unificato di Giuda e Israele, in epoche remote, la stella a sei punte compare attualmente sulla bandiera di Israele dal 1948, anno di nascita dello stato moderno. Con differenti colori e motivi nella parte centrale, tale 'stella' è presente nel simbolo di ognuna delle Dodici Tribù di Israele. A livello nozionistico, sono state avanzate alcune ipotesi sul valore simbolico attribuito alla forma geometrica, la quale, trae origine da un antico testo di Ermete Trismegisto, (letteralmente: Ermes, il tre volte grandissimo) personaggio leggendario, nonché padre della corrente filosofica nota come 'ermetismo':
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che sta in basso, per fare i miracoli della realtà Una. E poiché tutte le realtà provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le realtà sono nate da questa realtà unica mediante adattamento.
La stella è un esempio di 'esagramma', un poligono a sei punte, storicamente utilizzato anche da altri popoli. Nello specifico, la sua forma è data dall'incrocio di due triangoli equilateri di eguali dimensioni, inclinati a 60°. Tale incontro, simboleggia l'unione tra spirito e materia. Tutto ciò che esiste nel mondo degli effetti è un riflesso del mondo delle cause. Il microcosmo e il macrocosmo si compenetrano a vicenda, e sono uno lo specchio dell'altro. Questo è il valore simbolico attribuito all'esagramma, anche se, precisamente, la datazione della struttura geometrica risulta essere anteriore all'uso fatto dalla comunità.
Un'altra teoria sull'origine della forma è data da due, delle tre lettere che compongono il nome di David, capostipite del popolo ebraico. In antichità, e in lingua ebraica, la lettera D veniva scritta in modo simile ad un triangolo, analogamente alla lettera greca delta, con lo stesso suono e la medesima posizione nell'alfabeto, come risulta essere anche in italiano, ed in altri alfabeti occidentali.

 

  

  

  

 

 

 

 

La Ca' d'Oro
È un palazzo veneziano affacciato sul Canal Grande, all'interno del sestiere di Cannaregio. Nel 1424, Marino Contarini, mercante veneziano, proveniente da una ricca famiglia dogale, acquistò il palazzo dalla famiglia Zeno, facendolo successivamente demolire, in favore di una nuova costruzione. A lui si deve gran parte della struttura attuale che conosciamo ed ammiriamo. Nel cantiere della Ca' d'Oro, in epoca medievale, lavorarono maestranze sia lombarde che venete. Matteo Raverti, già noto per la realizzazione di numerose sculture di pregio inserite nel Duomo di Milano, per la decorazione della facciata di Palazzo Ducale, e del coronamento della cappella del palazzo medesimo; con la sua bottega, lavorò contemporaneamente a Giovanni Bono ed al figlio Bartolomeo, realizzando entrambi gli apparati decorativi. Quest'ultimi, cooperarono anch'essi alla facciata di Palazzo Ducale, in particolare, alla realizzazione della Porta della Carta. Si ricordano, inoltre, i portali delle chiede di Santa Maria dell'Orto e dei Santi Giovanni e Paolo, opere di pregio, realizzate dallo stesso Bartolomeo. Inoltre, nel 1431, ai decori della Ca' d'Oro lavorò un pittore francese, che visse per un lungo periodo a Venezia, Zuanne de Franza, appunto. Venne incaricato di rafforzare con il colore i marmi e le pietre posati in opera, e di sottolineare ogni elemento decorativo con rosso, blu, nero e, naturalmente, oro (da qui il nome del palazzo); del suo prezioso lavoro, oggi, non resta nulla, in quanto, cancellato dall'usura del tempo e dai restauri successivi.
Dal XVI secolo in avanti, il palazzo passò di mano in mano a distinti proprietari, subendo svariati rimaneggiamenti, soprattutto interni. A metà ottocento, la facciata venne rielaborata ad opera dell'ingegnere Giovan Battista Meduna, per volontà del proprietario di allora, Alessandro Trubetzkoi. A fine secolo, fu acquistato dal barone Giorgio Franchetti, mecenate e collezionista, il quale diede inizio ad un restauro cosciente e rispettoso, che riportò la ca' d'Oro all'antico splendore. Tra i lavori eseguiti, quelli di maggior rilievo furono: la demolizione di sovrastrutture in facciata, quali parapetti al piano terra, la riapertura delle finestre quadrate, precedentemente murate, e la realizzazione ex novo dei pavimenti, tratti da disegni ispirati a quelli originali. In particolare, per il pavimento marmoreo collocato nel portico al piano terra, distribuito lungo un'area di 350 m², sono state utilizzate le tecniche dell'opus sectile e dell'opus tessellatum, due procedure di posa in opera raffinate e prestigiose, utilizzate in antichità in Magna Grecia e, successivamente, diffuse dai Romani, come ricorda John Ruskin, nel suo testo Le Pietre di Venezia:
Ogni architettura europea, buona e cattiva, vecchia e nuova, deriva dalla Grecia a traverso Roma e si trasforma e si perfeziona per opera dell'Oriente. ...Gli antichi Greci hanno dato la colonna, Roma l'arco e gli Arabi hanno trasformato l'arco rendendolo acuto e sottile.
Per quanto riguarda i motivi geometrici della decorazione, traggono ispirazione dai pavimenti medievali delle chiese della laguna veneta, quali, la basilica di San Marco a Venezia, la basilica dei Santi Maria e Donato a Murano, e la cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello. Molti sono i punti di contatto con le decorazioni 'cosmatesche' (dal nome di una famiglia romana, attiva tra il XII e XIII secolo, ricordata per mosaici e decorazioni realizzate soprattutto in luoghi di culto). Compaiono, inoltre, temi desunti dal repertorio decorativo bizantino. Giorgio Franchetti disegnò personalmente le geometrie della pavimentazione e si impegnò anche nella sua realizzazione. Scelse, inoltre, di non utilizzare marmi e pietre di cavatura moderna, bensì, i tipi più noti e preziosi in uso fin dall'antichità romana, tra cui, il porfido rosso antico, lapis porphyrites, a causa del color porpora, lavorato nelle cave d'Egitto e importato a Roma; il serpentino, dal colore verde variegato, tipico delle regioni alpine e appenniniche; il cipollino verde, marmor carystium, dalla costa sud-occidentale della Grecia dove, in epoca romana, si trovavano le cave. Tale marmo, dal fondo bianco-verdastro, venne utilizzato soprattutto per la realizzazione di colonne; il giallo antico, marmor numidicum, proveniente dalla Numidia, area del nord-Africa compresa tra la Mauretania e Cartagine, attuali Marocco e Tunisia. È un marmo che varia dal giallo intenso a quello chiaro, con venature giallo scuro, o rossicce, o brune; il pavonazzetto, marmo bianco dalle venature 'paonazze', ossia violaceo scuro, come la coda del pavone, proveniente dalla regione storica dell'Anatolia, attualmente in Turchia; il verde antico, o porfido verde di Grecia, lapis lacedaemonius, pietra lucidabile a fondo verde scuro, con cristalli verde chiaro, verde scuro, o verde giallastro, di dimensioni variabili; il marmo luculleo, o marmo africano, marmum luculleum, estratto da cave presenti in Turchia, dal fondo scuro, generalmente nero, che presentano venature biancastre, o rosate, o rosse, o anche nere e grigie; e molti altri ancora.
Su volontà di Giorgio Franchetti, all'interno della Ca' d'Oro, furono collocate alcune opere d'arte della sua collezione personale, per favorire la trasformazione del palazzo veneziano in museo, perdendo, di fatto, la funzione originale di abitazione civile. Dopo la morte del barone, avvenuta nel 1922, furono conclusi i lavori di restauro e, il 18 gennaio 1927, venne inaugurata la Galleria che porta, ancora oggi, il suo nome.